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A tavola con il cuore

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Giu

Tra i regali di Natale i cardiologi che hanno partecipato al congresso nazionale della SIC hanno trovato il libro “il Cuore nel
Piatto”, originale iniziativa promossa dalla Società Italiana di Cardiologia e curata da una redazione molto brillante sul piano
editoriale e dei contenuti costituita da Giovanni Cassani, Roberto Ferrari, Francesco Perticone, Pippo Privitera e Corrado
Tamburino. Francesco Perticone del Dipartimento di Medicina Interna ed UO di Malattie Cardiovascolari di Catanzaro, durante il congresso della SIC ci racconta il razionale che ha portato alla realizzazione del libro. “Con il termine dieta, dal greco diaita, si definisce un insieme di comportamenti igienico-dietetici che caratterizzano lo stile di vita dell’individuo. Pertanto, la dieta non deve essere considerata come una condizione coercitiva ma, piuttosto, nell’accezione corretta del termine, come il ritorno o il mantenimento delle salutari abitudini di vita”. “È indubbio” continua Perticone “che nel corso dei millenni l’uomo abbia modificato radicalmente le proprie abitudini alimentari sia per la scoperta di nuovi cibi commestibili sia per l’utilizzazione di nuove tecniche di preparazione e conservazione degli alimenti. È facilmente intuibile, inoltre, che il modello nutrizionale di un popolo è profondamente influenzato dalle usanze, dai costumi e dalla latitudine geografia. Al riguardo, basti ricordare la sacralità delle vacche per gli abitanti dell’India che, così, sono costretti a privilegiare le proteine vegetali ed altre fonti di proteine animali. Ancora, il modello alimentare degli eschimesi è
caratterizzato da un prevalente consumo di proteine di origine animale derivate dal pesce, mentre quello delle popolazioni dell’Africa centrale si caratterizza per il consumo quasi esclusivo di proteine vegetali. Ne consegue, quindi che l’area geografica di appartenenza, unitamente a tradizioni religiose e culturali, possano contribuire ad influenzare notevolmente il modello nutrizionale di un popolo e, di conseguenza, anche l’epidemiologia delle malattie correlate all’alimentazione. Infatti, è noto che l’alimentazione può influenzare lo stato di salute dell’individuo attraverso tre condizioni caratterizzate da un nsufficiente apporto, da un eccesso di cibo ovvero da una variazione qualitativa della dieta. Quest’ultima rappresenta la condizione di più frequente riscontro nel mondo occidentale, mentre esempi di malattie da carenza nutrizionale possono, ancora oggi, essere facilmente documentati nei paesi a basso sviluppo socio-economico”. “All’inizio del terzo millennio”,
ricorda Francesco Perticone, “le malattie legate al tipo di alimentazione,
in particolare a quella ricca in calorie e grassi polinsaturi dei paesi industrializzati,continuano a crescere nonostante
le campagne di educazione alimentare ed i ben noti effetti benefici di una dieta che si ispira ai canoni della tradizione
mediterranea. Aumenta la prevalenza dell’obesità e di altri fattori di rischio cardiovascolare correlati alle abitudini alimentari (ipercolesterolemia, ipertensione arteriosa, diabete, etc), così come l’incidenza di morbilità e mortalità cardiovascolare.
È noto che i grassi rappresentano una delle principali fonti energetiche dell’uomo così come gli elementi fondamentali
per una serie di funzioni biologiche. Altrettanto noto, però, è che una alimentazione ricca in grassi, particolarmente quelli saturi, induce un significativo aumento dei livelli di colesterolo sierico, in particolare la frazione LDL, che esplica un ruolo chiave nella comparsa, progressione e stabilità della placca aterosclerotica. Ciò nonostante i livelli di colesterolemia
della popolazione italiana, compresa quella del Sud, continuano ad aumentare di circa 2 mg/dl per anno avvicinandosi sempre più a valori medi di 216-218 mg/dl. Esemplificativo di tale andamento è quanto è stato documentato nella popolazione calabrese. Nello studio pilota del Seven Countries, la popolazione di Nicotera, piccolo paese dell’entroterra
calabrese, aveva valori medi di colesterolemia di 140 mg/dl; negli ultimi anni, i livelli di colesterolemia, documentati in differenti realtà urbane calabresi, ha raggiunto i livelli di 212-214 mg/dl, con un incremento di oltre 70 mg/dl. Analogamente ai livelli di colesterolemia è aumentata la morbilità e mortalità cardiovascolare. Ciò può essere spiegato in termini di un cambiamento radicale delle abitudini alimentari condizionato anche da fenomeni legati legati al miglioramento delle condizioni
socio-economiche e alla emulazione di modelli sociali e culturali globalizzanti. Né va sottaciuto l’effetto negativo, indotto sul cambiamento delle abitudini alimentari delle popolazioni meridionali, della Grande distribuzione alimentare ed i messaggi pubblicitari fuorvianti che quotidianamente ci bombardano. Cosa fare, quindi? Capire che è necessario recuperare abitudini
alimentari, frettolosamente messe da parte, riscoprendo quei legami culturali che uniscono, in maniera forte ed emozionale, il cibo alle nostre tradizioni che, anche se vengono da lontano, restano modelli comportamentali attuali e validi anche in termini
di prevenzione cardiovascolare. Il cuore nel piatto, a tal proposito, vuole essere una guida ed uno stimolo al recupero
dei sapori e degli ingredienti della tradizione regionale italiana e della dieta mediterranea che si è dimostrata utile nella Pevenzione della malattiaaterosclerotica coronarica. Le ricette sono semplici,di facile preparazione, e valutate
attentamente dal punto di vista calorico/ nutrizionale da Elisa Mazza e Flora Sinopoli per consentire al cuoco-cardiologo